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All'indomani delle elezioni regionali e provinciali a Caserta, emergono i "colpi di mano" dei direttivi uscenti.
E' il caso, questo, del Consorzio A.S.I. (Area Sviluppo Industriale) di Caserta, dove il Presidente, Piero Cappello, ha prorogato con ordinanza datata 29 Marzo (data stranamente appena antecedente l'apertura delle urne) l'inicarico di Direttore ad Alfredo Carrino.
La fretta con la quale si è proceduto alla proroga in vista degli imminenti cambiamenti nel quadro direttivo di enti e consorzi con l'elezione maggioritaria del centro destra a spodestare l'ultradecennale egemonia della sinistra di Bassolino, diviene sospetta alla luce dei profondi screzi passati accorsi tra il Consorzio e Carrino stesso.
Per porre termine all'annoso contenzioso fu deciso, a titolo transattivo, il pagamento della somma di Euro 240.000,00 oltre alla corresponsione dello stipendio mensile pattuito e dei relativi contributi, a patto che il rapporto lavorativo tra Carrino e l'ente dovesse risolversi consensualmente entro l'anno 2009.
Invece l'ordinanza di riconferma emessa, tempisticamente perfetta, lascia spazio a facili, quanto probabili, interpretazioni . A dar voce a questa lettura dei fatti, il rieletto Consigliere regionale Angelo Polverino, primo eletto della provincia di Caserta, il quale pubblicamente, denuncia il comportamento del Presidente ASI Cappello, reo di favorire il direttore Carrino per rafforzare la propria posizione all'interno dell'ente.
Chiare le parole dell' On. Polverino:
"E’ vero che all’Asi tutto è possibile - prosegue - , ma non è chiara la posizione del dirigente rispetto ad un pregresso che deve necessariamente essere chiarito".
Un uso clientelare del Consorzio di Sviluppo Industriale, mezzo di attuazione di interessi privati, più che strumento di sviluppo e sostegno per le imprese ed i lavoratori. Un "cliquet" questo, che in dieci anni ha prodotto garanzia al mantenimento delle "poltrone" per i dirigenti e gli amici, comprimendo l'economia di Terra di Lavoro e privando le aziende e i cittadini di una importante risorsa di sviluppo.
Una dichiarazione, questa, diretta alla nuova Regione Campania, guidata da Caldoro, perchè intervenga immediatamente sull' ASI.
Nasce Generazione Italia, che chiama a raccolta tutti i "finiani" della politica e dell'istituzione. Il PDL inizia una irrefrenabile scissione?
Ormai è ufficiale. Nasce una "iniziativa politica" interna al Polo delle Libertà, ma fedele al Presidente della Camera Gianfranco Fini. A farne da gestore, il vicepresidente dei deputati PDL, e fedelissimo finiano, Italo Bocchino.
Generazione Italia, è questo il nome scelto per quella che, con notevole affanno, si tenta di far passare per una "innocua" iniziativa politica, volta a diffondere "l'ideale" tra le file politiche del PDL, ma che assurge a chiari connotati di scisma.
Ironica anche la data scelta per la presentazione agli organi politici e di informazione: il primo di Aprile. Un gradevole tiro mancino al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi anche se, ci tengono a precisare, non sarà uno scherzo.
Ed in effetti c'è molto poco da scerzarci su questo scisma che coinvolge le due correnti forti del primo partito del panorama politico italiano. Ormai da tempo, i due protagonisti del centro destra, Fini e Berlusconi, fedeli al canovaccio delle coppie separate in casa, si tirano piatti e bicchieri e litigano a suon di comunicati stampa che vedono il "gianfrancone nazionale" sempre più defilato in posizioni centriste, ed il "cavaliere" sempre meno convinto della "comunione" con AN.
Il proposito di GI sembra una decisa risposta speculare ai "Promotori della Libertà" iniziativa voluta dal premier, con a capo la Brambilla ma che, diversamente da questa, non dialoga con i movimenti, ma direttamente con la classe politica e con il territorio.
Insomma, per strutturazione ed organizzazione, questo "movimento" voluto da Fini, sembra proprio assumere i caratteri di un neonatale partito moderato, l'apoteosi del disegno politico dell'ex delfino almirantiano il quale, dopo aver messo alla porta l'ideologia missina ed aver rinnegato ogni ideale (che comunque lo ha portato al ruolo che detiene oggi), intonso continua il suo percorso personale verso il gradimento elettorale.
Aria di cambiamenti, quindi, e di grandi manovre che, come già in passato, vedranno il non più delfino ma ormai volpe, Ginafranco Fini, dare ancora una volta prova magistrale di scaltrezza e trasformismo.
Chissà che, lentamente, non stia scivolando su posizioni comuniste.
Bersani è avvisato. Facesse attenzione alla propria poltrona.
C'è un Italia che lotta per i propri sogni.
Noi siamo al suo fianco.
(Intesa San Paolo)
No. Proprio no.
Le banche non sono al fianco del popolo italiano.
Le banche sormontano le spalle stanche degli italiani, assorbendo, avide, le ultime forze rimasteci.
Senza alcun riguardo, senza nessun ritegno.
Sulle spalle di tutti, anche di Giulia e Sara (spot Intesa ndr.) che, neolaureate e senza esperienza lavorativa se non un impiego saltuario di supplenza o un contratto di collaborazione, vogliono riattare e riaprire l'asilo che hanno frequentato da piccole. Un' iniziativa lodevole che dimostra la responsabilità e l'impegno di coloro che si affacciano al mercato del lavoro mettendo in gioco se stessi e le proprie capacità. Peccato che qualsiasi banca, compresa Intesa San Paolo, non finanzierà mai il loro progetto. Almeno che non abbiano garanzie reali sufficienti a coprire l'initero investimento, o buona parte di esso, non avranno alcuna possibilità di accedere al credito bancario che viene precluso, per regolamento, a ogni attività imprenditoriale che non dimostri almeno due esercizi attivi ed un fatturato che possa garantire il ritorno economico del prestito alla banca.
Forse sarebbe giusto consigliare alle due ragazze di attendere tempi migliori e di tenere stretti i miseri impieghi saltuari che hanno potuto trovare.
Stessa cosa per Claudio (spot Intesa ndr.) che a 33 anni è un ricercatore nel campo biomedico. Laureato con lode, ha svolto il dottorato negli USA. Il perchè non abbia conseguito la sua specializzazione in Italia, è retorica spiccia. Nel nostro paese, la ricerca, è un campo completamente sottovalutato, cannibalizzato. Demandato al pieno appannaggio dei "baroni" delle università, che usano elargire le poche borse di studio, le borse di ricerca, soltanto ai propri accoliti. Un modo per mantenere tra le proprie mani il potere sulle nuove generazioni. Borse a tempo semivuote, tra l'altro, che pagano gli sforzi cognitivi ed intellettivi dei giovani ricercatori, con cifre a due zeri. Manovali della scienza insomma.
Claudio, quindi, ha giustamente deciso di non svendere la propria conoscenza, di non sottostare alle angherie ed alle vessazioni dei Docenti, di non scendere a patti con i potentati locali, elemosinando un posticino dove tenere la bocca chiusa e dire sempre si. Claudio ha deciso di rimanere in California, dove alla luce dei risutati accademici conseguiti, ha potuto esprimere il proprio valore in un laboratorio biomedico che ne comprende le potenzialità, valorizzando le capacità. Claudio però ha la sua città, Napoli, negli occhi. E vuole tornare nel proprio paese per contribuire, con le competenze acquisite, al valore nazionale.
Se fossimo nella realtà, Claudio, avrebbe relegato il suo patriottismo, la sua dignità di italiano ad una foto e sarebbe rimasto in America. Nella realtà, non ci sarebbe nessun laboratorio pronto ad accoglierlo, nessun collega lieto ed orgoglioso di averlo in equipe. In Italia, dove gli investimenti per la ricerca nel campo privato sono visti come "accessori" e superflui, le aziende che vedono lontano e che distraggono capitali verso la ricerca, sanno di poter scegliere laureati e pagarli una miseria. Sanno che il mercato del lavoro è saturo e che, per non dover emigrare, dovranno accontentarsi, dovranno incamminarsi sulla strada della frustrazione professionale ed umana. Ma non i migliori. Non chi conosce il proprio valore. I ricercatori migliori, scappano dal nostro paese, per crescere, per migliorare ancora più. Collaborando alla crescita delle nazioni civili. Svilendo, ed a pieno diritto, il progresso italiota.
Ed infine Luca (sempre spot Intesa ndr.) imprenditore italiano che si trova allo streguo delle forze. Domani dovrà comunicare ai propri dipendenti che l'azienda chiuderà i battenti. Dopo tutti gli sforzi fatti, dopo aver visto le porte chiuse in faccia dalle banche, dopo aver sopportato il peso di uno Stato, socio maggioritario, che acquisisce più del 50% degli utili aziendali presunti attraverso la miriade di tassazioni, ma che latita quando l'impresa trova sul suo cammino la criminalità, la corruzione, le truffe, l'inesigibilità dei crediti, (per i quali esige comunque il pagamento dell'IVA), le contingenze del mercato.
Luca è il simbolo dell'intero comparto di piccole e medie imprese italiane, asfissiato dalla crisi, dalla diminuzione dei consumi, dalla assurda magra finanziaria alla quale veniamo sottoposti. Le PMI, che sono il vero tessuto produttivo nazionale, vedono quotidianamente sparire gli affidamenti bancari conquistati in anni di lavoro e che mai quanto oggi, nel pieno di una crisi mondiale causata proprio dalle speculazioni e dalle ingerenze degli istituti di credito, proprio oggi divengono necessari per continuare a tenere duro, per continuare a sperare nel futuro. Per poter avere il sogno, domattina, di continuare ad esistere, ad operare e non essere costretti a gettare anni di lavoro, nel pozzo nero del fallimento.
Luca, per evitare il licenziamento dei suoi collaboratori, decide di utilizzare le ultime risorse, personali delle quali dispone, rischiando tutto ciò che possiede.
Perchè anche lui è consapevole che il sistema bancario italiano, così impegnato nel ridurre la propria esposizione finanziaria verso le imprese per assicurarsi gli utili previsti, non farà nulla per sostenerlo. Non farà nulla per sostenere nessuno che non abbia salde maniglie politiche.
"Intesa San Paolo. Noi siamo al tuo fianco" dicono.
Peccato siano totalmente indifferenti a tutto ciò che ci accade.
Il ridicolo di dover, indegnamente, subire anche questi spot demagogici e spudoratamente bugiardi.

Santoro getta il "guanto di sfida" al C.d.A. della RAI, sfoderando la migliore arma politica: La Magistratura.
Michele Santoro risponde con una lettera infuocata al direttore generale della RAI, Mauro Masi, relativamente l'applicazione del nuovo regolamento sulla Par Condicio che prevede uno stop, dai 45 giorni prima delle elezioni regionali, delle programmazioni di approfondimento politico.
Nella missiva, con i soliti toni spavaldi, Santoro sfida apertamente le decisioni del Commissione Parlamentare di Vigilanza, assodando le proprie volontà a continuare, intonso, la programmazione serale di Anno Zero nella solita veste, dal presentatore stesso definita, obiettiva ed imparziale. Quasi a voler eludere le critiche mossegli da anni proprio sull'arbitrarietà della conduzione e del presenzialismo di "alcune forze politiche" a chiaro discapito di altre.
Ma Santoro non si limita ad sfidare le regole della Par Condicio imposte dalla Commissione Parlamentare, ma ignora apertamente la leadership del Paese, chiamando in causa le forze forti in campo: la magistratura.
Infatti lo stesso presentatore di sinistra scrive che: < la Rai dovrebbe resistere disattendendo le prescrizioni del Regolamento, rese in manifesta violazione della lettera della legge sulla par condicio, e optare per un’applicazione rigorosamente conforme alla legge (...) Oppure scegliere di applicare il Regolamento precedentemente approvato dalla stessa Commissione, eventuali procedimenti sanzionatori sarebbero non solo contestabili, per le ragioni sopra accennate, ma consentirebbero al giudice di chiedere alla Corte Costituzionale di pronunciarsi sia su disposizioni che violano diritti costituzionalmente garantiti, sia sull’indebito sconfinamento della Commissione che usa il regolamento non per attuare la legge ma per modificarla, sostituendosi ai poteri legislativi dell’intero Parlamento>
In poche parole, Santoro, sottolinea la certa partecipazione della magistratura alla vicenda, paventando la successiva ingerenza della Corte di Cassazione (la stessa che ha rigettato due volte il Lodo Alfano ndr.) ad assurgere le sue ragioni. E sia chiaro, proprio quelle di Santoro, il quale, anche se nella lettera ravviva blandamente i soliti allarmismi sulla lesa libertà di informazione, incede largamente sulla trasmissione da lui condotta, proponendo sfoggio delle proprie decisioni in merito, della propria "bravura professionale", insomma, parla per sè, al grido di chi fà da sè, fa per tre.
Insomma, il nostro caro giornalista superpagato, forse timoroso di dover rinunciare al "bonus ascolti" che da contratto gli pesa non poco sul "megastipendio" annuale, forse per mera presunzione di essere al di sopra di ogni regolamentazione, gioca la carta che ormai vediamo in campo con sempre maggiore insistenza: il potere giudiziario.
Come a dire, nessuno mi tocchi o faccio intervenire la legge, che tanto darà torto al centro-destra, come oramai abituati a vedere.
Certamente, la campagna spudorata portata avanti da Santoro a favore dell'IDV e dei propri ex magistrati Di Pietro e de Magistris, onnipresenti a turno ogni venerdi sera quali voci giuste a bacchettare ogni "vittima sacrificale" ospite del programma, non può certamente assurgere a monito di imparzialità di informazione. E se durante il normale svolgimento del palinsesto, ci si potrebbe limitare alla libera critica, durante il periodo di elezioni regionali, la voce dipietrista del venerdì sera, sarebbe un peso insopportabile sulla bilancia degli equilibri politici. Uno spot lungo due ore, il cui costo graverebbe soltanto sui cittadini. L'eccesso della libera informazione che, pilotata ad arte, diviene informazione libertaria ed interessata.
Per cui, passi Porta a Porta, passi Ballarò, ma Anno Zero non si tocca.
Parola del partito dei giusti. O forse dei giudici. La confusione è tanta.
Gianpiero Gambardella
Il consigliere comunale Raffaele Ambrosino (PDL) mette in luce un ignobile delibera della giunta Jervolino, passata in questi giorni, nella quale il Comune di Napoli stanzia oltre 400mila Euro destinati a sovvenzioni ai costi di fitto per gli immigrati...anche clandestini.
Si tratta della delibera n. 1502 del 14 Settembre 09, passata in consiglio nei giorni scorsi a firma, e inconcepibilmente, vanto del consigliere vendoliano Giulio Riccio, il quale motiva il provvedimento come «necessario per contrastare gli effetti discriminatori, l'instabilità e l'incertezza derivanti dalla legislazione vigente in materia di diritti degli stranieri, una legge dai tratti razzisti e fortemente discriminatori», in breve, per avere l'ultima parola contro il decreto antiimmigrazione varato dal Governo.
Il passaggio chiave della delibera è alla pagina 8, dove si può leggere testualmente che «si da mandato ai servizi comunali competenti a predisporre avviso pubblico per la concessione dei contributi all'affitto attraverso fondo straordinario destinato a rifugiati, richiedenti asilo e stranieri irregolari, giusto decreto del 17 novembre 2008, a firma del prefetto di Napoli».
Chiaramente la delibera è volta a contribuire al pagamento delle spese di affitto non solo per immigrati e rifugiati politici, ma anche, ed è specificato in chiare lettere, a immigrati non regolari, quindi clandestini.
Non basta, che le regolamentazioni sull'immigrazione non trovino giusta applicazione, per le mille cavillosità e incongruenze dell'ordinamento italiano, da oggi, anche se sei illegale e quindi impossibilitato alla stipula di un regolare contratto d'affitto, puoi richiedere che, il Comune di Napoli, ti rimborsi quota parte dei costi sostenuti.
Da napoletano onesto non sei tutelato. Ma da immigrato clandestino si.
L'ovvietà di tale incongruenza è seconda soltanto allo sdegno per l'amministrazione comunale Jervoliniana, che in totale spregio alle carenze strutturali, alle difficoltà congiunturali ed ataviche di Napoli ed all'assente qualità di vita nella quale, da troppo tempo, la città vessa, sposta i pochi fondi disponibili (almeno si spera possano averne lasciati) delle casse comunali, a vantagio di una minoranza sociale che vive in regime di totale illegalità, mentre coloro che ne avrebbero davvero diritto, se non altro per le abnormi aliquote tassative comunali pagate in tutti questi anni e che sono in continuo aumento, devono sottostare alle difficoltà di strade che sprofondano alle prime gocce di pioggia, al degrado strutturale della città ed alle mille carenze che, dopo 9 anni di ammiinistrazione (dal 2001 al 2006 poi riconfermata fino al 2011) la "sindachessa Rosina" non ha affrontato in alcun modo, continuando ad osservare il degrado crescente del capoluogo campano, e limitandosi a "metter mano" soltanto alle ramificazioni più "economicamente interessanti" della gestione comunale: rifuti ed edilizia.
Anche in questi settori principali della gestione comunale, il sindaco Iervolino ha mancato alle promesse fatte ai propri elettori. Lo hanno palesato le inchieste della magistratura (relative la "delibera Global Service" e lo scandalo dei rifiuti), ed il successivo "singolare" reimpasto della Giunta Comunale attuato per evitare l'onta delle dimissioni oltre ai tanti, troppi, progetti di riqualificazione urbana che ancora vivono nel limbo ottuso dell'"eroina dalla voce chioccia", e che non vedono ancora la luce dell'attuabilità.
Uno scempio alla dignità di una città, Napoli, che in altre mani più capaci, o forse meno avide, avrebbe in dieci anni riconquistato l'eco e nazionale l'orgoglio da troppo tempo negatole.
Inutile dire che alla notizia della delibera 1502, non è stato dato alcun risalto dagli organi di informazione locali, evidentemente disinteressati a dare luce alle boutade Iervoliniane.
In questo, il PD, vanta una ragione incontrovertibile. Nel nostro paese, e peggio ancora nelle realtà locali, la libertà di stampa è seconda ai favori del "padrone". Ed a NApoli, è la sinistra a farla, purtroppo ed indegnamente, da padrona incompetente.